Testimonianze dei Volontari

Sabrina

Sabrina

"Mettere precisamente a fuoco cosa significhi per me essere una volontaria  A.R.A.S.  non è semplice dato che questa esperienza tocca diverse corde... Durante un turno di volontariato ascolto coloro che scelgono di chiamare e di fidarsi di me. Mi affidano le loro attitudini, le loro inclinazioni, i timori, il dolore, mi rendono partecipe delle loro sensazioni. Io li ascolto e ci scambiamo dignità... Io provo a ricordargli che sono rispettabili, quando per diverse situazioni lo dimenticano; loro mi insegnano che il mio desiderio di fare spazio a ciò che mi raccontano è l'unica cosa che davvero importi. Io da loro imparo, non giudico. Loro si riconoscono di più come "persone", potendosi raccontare. Inevitabile il legame che si crea... Tante storie complicate, singolari, tante parole, alcuni silenzi. Moltissime le riflessioni a cui mi portano gli utenti di  A.R.A.S.  E sempre e comunque un senso di profonda gratitudine per tutto quello che, in questi giorni spesso rapidi, una telefonata ancora riesce a trattenere."

Mauro

Mauro

"Far parte di  A.R.A.S.  ha fatto riscoprire me stesso sotto un’ottica molto diversa. Ho scoperto la mia predisposizione all'ascolto ed attraverso quest'ultimo la mia capacità di condividere situazioni non sempre facili. Ascoltare a volte il dolore altrui, la loro solitudine e spesso la loro precarietà, oltre che dare loro un supporto morale ha sviluppato in me il desiderio di condividere con loro ansie paure speranza e solitudine. Con queste poche parole sono molto orgoglioso di far parte di questo grande gruppo. A.R.A.S.  è diventata parte di me stesso."

Cristina

Cristina

"Mi chiamo Cristina e sono una volontaria di  A.R.A.S. dal 2010. Sono sempre stata un’appassionata dell’ascolto. Ogni persona che incontro è per me un libro da sfogliare, un’esistenza da scoprire e imparare. Ogni voce che ascolto in  A.R.A.S.  è per me un viaggio nell’umanità. Ogni telefonata in  A.R.A.S.  è un percorso dentro me stessa e l’utente. Ogni volontario di  A.R.A.S.  è un compagno di questa sorprendente e appassionante avventura. A.R.A.S.  è una delle esperienza che ringrazio me stessa di essermi data l’opportunità di fare."

Paolo

Paolo

"In  A.R.A.S.  ho trovato un gruppo affiatato e organizzato in cui mi sono sentito accolto dal primo giorno e in cui ho potuto mettermi in gioco e confrontarmi senza pregiudizi. Durante la formazione, che in  A.R.A.S.  non finisce mai, ho l'opportunità di comprendere il significato dell'ascolto e di approfondire la conoscenza di me stesso. Molto di quello che ho appreso in  A.R.A.S.  è poi tornato utile nelle relazioni della mia vita. In  A.R.A.S.  sicuramente ricevo più di quanto dono."

Franco

Franco

"Questa mia esperienza mette in luce un mondo grande e sofferente che esiste, ma che spesso non è visto dal mondo frenetico che ci circonda, soprattutto in una grande città come Milano. Al termine di un turno ci si sente più sereni e soddisfatti per aver potuto contribuire ad alleviare momenti di solitudine, di disperazione (perché questi sono i motivi principali per cui veniamo chiamati). Il valore assoluto sta nell’ascolto: impariamo sin da piccoli a parlare ma nessuno ci insegna ad ascoltare. Forse sentiamo, ma qui sta la differenza: non sappiamo ascoltare. Dunque, per noi volontari è anche una palestra per quella capacità di ascoltare che si trasmette anche nella vita quotidiana al di fuori degli impegni con A.R.A.S.."

Maria

Maria

"Con  A.R.A.S.  ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con alcune realtà e sofferenze nascoste della nostra società. Realtà e sofferenze alle quali ho cercato, attraverso l’ascolto e la relazione d’aiuto, di dare il mio piccolo contributo cercando di alleggerire momenti di difficoltà e solitudine. Si impara tanto da queste realtà e dalle persone che le vivono, ed inevitabilmente si rivedono i valori e le priorità della propria vita"

Valeria

Valeria

"A.R.A.S.  è arrivata per un caso un giorno di sei anni fa, quando la prima ad avere bisogno di ascolto ero io. Sono stata accolta come in una famiglia, con lo stesso calore che avevo lasciato qualche anno prima nella mia città di provenienza. Ho trovato persone dal cuore tanto grande da poter accogliere qualsiasi tipo di difficoltà. Ho trovato professionisti che mi hanno insegnato che prima di imparare ad ascoltare bisogna imparare ad ascoltarsi. Ho trovato una rete di sorrisi e di braccia pronte ad aiutare utenti e volontari. Ho trovato esperienze che mi hanno arricchita. Ma nonostante tutto questo siamo esseri umani, piccoli e fragili. Ed un mio momento di stanchezza ho lasciato l'associazione. In quei mesi di assenza ho sentito non solo la mancanza di calore, ma soprattutto la mancanza di me stessa, perché col tempo ho capito che i grandi amori sono quelli che ti permettono di esprimerti per quello che sei. E  A.R.A.S.  mi permetteva di farmi sentire bene. Ho capito che per essere sereni non bisogna per forza fare il lavoro che si desidera, ma trovare in qualche modo uno spazio nel quale ritrovare un contatto con se stessi. E così ho chiesto di tornare e sono stata riaccolta a braccia aperte. Ed oggi studio per diventare counselor. Ecco cosa è stata  A.R.A.S.  per me e cosa è tutt'ora. Una strada. Un percorso. Il mio ponte tra l'ascolto con me stessa e quello con gli altri. Il mio ancoraggio verso me stessa. Ed essere volontaria in questa associazione per me è una grande fortuna".    

Giovanni

Giovanni

"Mi ero chiesto a suo tempo, perché mi ero determinato ad entrare in  A.R.A.S.. Oggi mi chiedo perché ci sono e ci resto. Come tutti o quasi, io vivo in una società mercificata, dove scarseggiano i valori (onestà, lealtà, fedeltà, solidarietà, ecc.) e tutto ha un prezzo, spesso un prezzo senza valore. In A.R.A.S., invece, trovo valori senza prezzo, un ambiente dove non è necessario chiedere, ma basta esprimere il bisogno; il resto viene da sé. Senza che sia scritto in un regolamento, la disponibilità e la solidarietà sono di rigore, sono il cardine su cui ruota l'attività dell'associazione e la generosità, quella vera, si attua senza l'attesa di un corrispettivo: basta la soddisfazione della propria coscienza. A.R.A.S. è il frammento di una società ideale e utopica, del tipo immaginato da Platone e da Tommaso Campanella, un microcosmo dove, in un certo senso, mi sento protetto, un po' di quel sentimento infantile che rassicura nel bambino la presenza della mamma. Certo la mamma non può tutto, ma il bambino non lo sa e la sua fiducia è illimitata."

Bruno

Bruno

"Essere in  A.R.A.S.  per me significa realizzare un antico desiderio di essere utile agli altri. Conciliare il mio lavoro con gli impegni di volontario non è sempre semplice, ma lo faccio volentieri perché l'energia e la gratificazione che ricevo mi ripagano di ogni sacrificio ed arricchiscono la mia vita."

Roberto B.

Roberto B.

"Ho incontrato  A.R.A.S.  ormai tre anni fa. Ero curioso di capire se sarei riuscito a vivere una esperienza dominata da una forte emotività e nel contempo mi chiedevo che cosa avrebbe potuto offrirmi. Oggi con un bilancio provvisorio posso dire, sfatati i timori iniziali, che  A.R.A.S.  mi ha fatto comprendere il concetto ed il senso del condividere con gli altri la quotidianità del bisogno. Mi ha fatto scoprire anche le potenzialità che in fondo tutti abbiamo ma che non conosciamo fino a che non ci misuriamo con esse."

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