Giovanni

"Mi ero chiesto a suo tempo, perché mi ero determinato ad entrare in  A.R.A.S.. Oggi mi chiedo perché ci sono e ci resto. Come tutti o quasi, io vivo in una società mercificata, dove scarseggiano i valori (onestà, lealtà, fedeltà, solidarietà, ecc.) e tutto ha un prezzo, spesso un prezzo senza valore.

In A.R.A.S., invece, trovo valori senza prezzo, un ambiente dove non è necessario chiedere, ma basta esprimere il bisogno; il resto viene da sé.

Senza che sia scritto in un regolamento, la disponibilità e la solidarietà sono di rigore, sono il cardine su cui ruota l'attività dell'associazione e la generosità, quella vera, si attua senza l'attesa di un corrispettivo: basta la soddisfazione della propria coscienza.

A.R.A.S. è il frammento di una società ideale e utopica, del tipo immaginato da Platone e da Tommaso Campanella, un microcosmo dove, in un certo senso, mi sento protetto, un po' di quel sentimento infantile che rassicura nel bambino la presenza della mamma.

Certo la mamma non può tutto, ma il bambino non lo sa e la sua fiducia è illimitata."

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