Quell’esperienza è stata per me molto più di un impegno di volontariato: è stata una vera e propria scuola di umanità. In ARAS ho imparato cosa significa ascoltare in profondità, sospendere il giudizio, entrare in contatto con l’altro in modo autentico e rispettoso: competenze che non restano confinate al momento della telefonata, ma che continuano ad accompagnarmi nella vita personale e professionale.
L’ascolto, così come l’ho incontrato in ARAS, non è una tecnica da applicare, ma un atteggiamento da coltivare. Richiede presenza, attenzione, disponibilità a stare accanto all’altro senza fretta e senza soluzioni preconfezionate. È un modo di essere che cambia il modo di guardare le persone e le relazioni. Oggi torno in ARAS con grande gioia, in una veste nuova: quella di formatore dei nuovi volontari.
Per me è un modo naturale di restituire ciò che ho ricevuto e di continuare a prendermi cura di quello spirito di accoglienza, ascolto e solidarietà che da sempre contraddistingue l’associazione. Ritrovare ARAS significa ritrovare valori che non si sono mai spenti, ma che continuano a evolvere insieme alle persone che li incarnano ogni giorno.
Grazie a chi continua a portare avanti questo progetto con dedizione e responsabilità, e grazie a chi, come me, sente che l’ascolto ricevuto qui resta vivo nel tempo, come un’eredità preziosa da condividere.