Lunedì 9 febbraio ci siamo ritrovati attorno a un cerchio di sedie, l’emozione in alcune voci che tremavano, due sorrisi per rompere il ghiaccio e la grande voglia di cominciare un nuovo viaggio. Siamo partiti così: con la semplicità delle presentazioni e la verità delle storie. ognuno ha portato qualcosa: un pezzo di sé, una domanda, un dubbio, un desiderio di cambiamento.
C’è chi è arrivato “perché un amico me ne ha parlato”, chi dopo aver visto un’affissione in metropolitana, chi spinto da un bisogno urgente e necessario: imparare ad ascoltare davvero in un mondo che spesso fa troppo rumore. C’è chi ascolta già per mestiere, chi non lo ha mai fatto in contesti di aiuto, chi vuole imparare a farlo senza farsi travolgere dall’empatia o dal dolore. C’è chi cerca un modo nuovo per stare in relazione, chi vuole restituire qualcosa alla vita, chi vuole scoprirsi diverso, magari più consapevole o più capace di accogliere.
E poi c’è chi ha parlato dei libri come porte su altre vite, chi ha detto che ogni persona è un capitolo e ogni telefonata un racconto che aspetta solo di essere ascoltato. Qualcuno ha confidato che spera di cambiare, anche solo un po’, qualcun altro che vorrebbe semplicemente sentirsi più grato. E c’è chi ha detto che per sentirsi ascoltato ha bisogno di “essere seguito”, di sentire che le sue parole trovano davvero un posto.
Ascoltandoli uno ad uno, ci siamo ricordati di una verità semplice e enorme: l’ascolto non è qualcosa che si fa, ma uno spazio che si apre. E questo corso, ogni anno, riapre quello spazio per tutti: per chi arriva e per chi accompagna. Perché sì, l’ascolto telefonico è un’arte fatta di silenzi, respiri, toni di voce, sorrisi che si sentono anche se non si vedono. Un’arte che si impara insieme, un passo alla volta, che cambia le persone, sempre.
E allora eccoci qui: i primi semini sono stati piantati. Le storie sono già iniziate. E non vediamo l’ora di vedere dove ci porteranno.