Racconto breve di una ex-volontaria

La testimonianza di Silvia

Ho conosciuto ARAS quasi per caso. Niente internet e niente social, ma una piacevole conversazione con Francesco, mio compagno in un corso di auto-conoscenza all’Università della terza età. Lui, volontario da poco più di un anno in questa associazione, me ne parlava con entusiasmo e soddisfazione invitandomi a provare.

Da poco in pensione, vedevo davanti a me spazi sconfinati di tempo a disposizione: sentivo la necessità di restituire in qualche modo parte di tutta questa mia nuova ricchezza.

Certamente non tutte le attività di volontariato sono adatte a tutti, ma ARAS metteva al centro della sua missione l’ascolto incondizionato e senza pregiudizi di tutti coloro che avessero desiderato essere ascoltati.

“Ecco – ho pensato – questo tipo di volontariato è nelle mie corde”.

In fondo, da ex-insegnante, ho ascoltato per una vita gli adolescenti (e non intendo solo le interrogazioni)! Ebbene, proprio seguendo i corsi di formazione sia iniziali che in itinere e, soprattutto, durante l’attività vera e propria nei miei turni telefonici, ho capito che “ascolto” è un termine complesso, da maneggiare con cura e consapevolezza.

Tante volte con i formatori si è parlato di “ascolto empatico”, ma come a volte accade, la teoria risulta più semplice della pratica: avere la mente sgombra dai propri problemi e attenta solo alle parole, al tono, alle pause di chi è dall’altra parte del telefono, è davvero impegnativo così come lo è trattenersi dal dare consigli o esprimere giudizi.

In tanti anni di volontariato avrò ascoltato al telefono mille e più voci diverse e ad alcune di queste ho potuto spesso associare anche un volto conosciuto ai pranzi o ai tè pomeridiani organizzati da ARAS per gli utenti anziani.

Devo confessare l’ammirazione e l’emozione provate ascoltando il racconto che alcune signore anziane mi hanno fatto della loro vita tribolata, ricca di gioia e di dolore, di amore o di disperazione, vita vissuta sempre con dignità e fierezza. Queste telefonate hanno dato a me molto più di quello che io ho dato a queste persone e trovo commovente il fatto di aver sempre ricevuto ringraziamenti sinceri e gentili per il tempo loro dedicato.

Queste sono le grandi donne che porterò sempre nel mio cuore.

Imparare ad ascoltare è un insegnamento di ARAS che è andato ben oltre la mia attività di volontaria: nella vita quotidiana, familiare e non, cerco di pormi in un atteggiamento di disponibilità e di attenzione verso chi mi sta parlando. Non mi sono mancati però gli insuccessi dovuti a un pizzico di presunzione da parte mia (non ero poi così attenta!) oppure, molto più spesso, all’interruzione da parte dell’interlocutore, cosa che provoca sempre in me un moto di palese fastidio.

Fin dal mio ingresso in ARAS sono stati spontanei e camerateschi i rapporti con tutto il gruppo dei volontari. Il concetto di gruppo ha per me un significato ben preciso che ho potuto riscoprire grazie alla mia vita nell’associazione, soprattutto fino al periodo pre-Covid.

Mentre scrivo, vedo sfilare gli amici volontari con alcuni dei quali sono rimasta in stretta relazione anche dopo la pandemia.

Mi piace ricordare quanto siano stati importanti e divertenti i weekend di formazione organizzati da ARAS in luoghi incantevoli, silenziosi, non troppo lontani da Milano. Sono stati davvero dei momenti magici per approfondire la conoscenza reciproca e scoprire sempre qualcosa in più l’uno dell’altro.

Sono certa che ciò che continuerà a legarmi a tutti è affetto e amicizia autentica e che questa, quindi non potrà mai diventare virtuale: un valore aggiunto alla mia lunga e intensa esperienza in ARAS di cui continuerò a sentirmi parte.

Silvia

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